La strada si racconta: Leonardo Varriale

 Leonardo Varriale. In breve.

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Leo.. in breve, facile. Come Leonardo da Vinci? Come la tartaruga ninja, quella blu, con la katana. Faccio l’insegnante di circo, l’artista di strada, il performer. E ci campi co’ sta roba? Ci spero, per il momento ci studio sopra, mi do da fare, qualcosa di buono ne verrà fuori comunque. E la tua famiglia che dice? So contenti, un po’ rassegnati.. Ma come hai fatto a fare quella cosa?!?!? Con le mani.. (cit. Anthony Trahair).

Da Baguette a PopitiPop: nomignoli sempre fantasiosi, perchè?

Cerco di comprimere in poche lettere l’atmosfera dello spettacolo e, trattandosi di atmosfere un po’ decalé, il risultato è fantasioso! In particolare Baguette Remix è nato mentre ero in Belgio ed è stato un rimpasto di tutto il materiale su cui avevo lavorato durante l’anno. PopitipoP, invece, è una parola palindroma e mi faceva pensare alla torre di oggetti che viene smontata e rimontata durante lo spettacolo; poi ci sono i popcorn con i quali inizio l’interazione col pubblico; infine il tentativo di fare uno spettacolo Pop. La sicurezza nella scelta del titolo è arrivata quando ho scoperto un brano jazz intitolato così!

 

Artista di strada: da quanto tempo, come e perchè?

Ho avuto i miei primi incontri con la giocoleria nel 2005 e da subito tutte le esperienze e gli incontri importanti hanno avuto luogo in strada, nelle piazze a partire dai raduni del giovedì sera al Colosseo, passando per le infinite serate a Trastevere, i lavoretti su commissione e i primi spettacoli, sempre rigorosamente in strada! Anche i miei spettacoli: le prime figuracce e le prime soddisfazioni sono arrivate proprio esibendomi in strada, cercando di provare in pubblico idee e trucchi che nascevano durante gli allenamenti e i giochi con gli amici.

All’inizio è stata una necessità. A Roma, in quel periodo, fare arte di strada era l’unico modo per mostrare questo genere di attività; anche in seguito, quando ho cercato di pensare a dei posti per poter rappresentare i miei lavori, ho sempre trovato la strada come palcoscenico ideale. Piano piano ho iniziato a cogliere anche gli aspetti più sottili dell’attività, quelli che all’inizio mi sfuggivano: rappresentare il proprio spettacolo in strada porta l’artista a mantenere un forte contatto con la realtà e il pubblico. Così facendo riesce ancora a vedere le piazze della propria città come dei luoghi dove incontrarsi, stare insieme e divertirsi senza dover necessariamente cercare un altrove per appagare queste necessità. Proprio lavorando su quest’idea è stato costruito PopitipoP:  con la volontà di fare uno spettacolo che facesse gli interessi della strada e non solo del cappello.

 

Cosa facevi prima di scendere in strada, che faceva Leonardo? Avevi già rapporti con l’arte?

Beh, insomma.. A parte una gran passione per la musica e una sincera simpatia per l’arte in generale, la mia vita era tutt’altro che artistica! Ho studiato e mi sono laureato in ingegneria dei sistemi di automazione, lavorando un paio di anni in una piccola società informatica. Durante quel periodo ho coltivato la mia vita parallela di circense e alla fine quando la scelta è diventata inevitabile, ho deciso di partire, mettermi in strada e re-inventarmi un mestiere piuttosto che star seduto 8 ore al giorno davanti allo schermo di un PC e compiacere un capoufficio.

 

Immondizia a a parte, da dove proviene l’ispirazione per i tuoi spettacoli?

Non ho un metodo rigido di creazione, né una fonte di ispirazione specifica. A volte capita che, durante la giornata, alcune cose attraggano la mia attenzione più di altre e allora comincio a ricamarci sopra: una musica, un’immagine, un racconto, un incontro. Quando mi trovo nella giusta apertura di spirito e arriva la buona idea, il resto vien quasi da sé, serve lavorarci sopra per dargli una forma adeguata da mettere in scena, ma insomma il fulcro c’è già.

Quanto è faticoso allenarsi per fare un salto da una palla rossa poggiata su un secchio?

La fatica sta nel fatto che bisogna allenarsi 100 per fare in scena 40. Questo perché si deve essere sicuri che il numero riesca senza pericoli e mantenersi allo stesso tempo la scioltezza e la libertà di recitare mentre lo si esegue. Per riuscire a fare quel salto, partendo da questi presupposti, mi sono allenato a saltare da altezze maggiori, facendo salti mortali e avvitamenti, ma poi in scena arriva un semplice salto, che però riesco a gestire bene e nel pieno della presenza scenica.

 

…e cosa si prova a starci sopra in equilibrio a quella palla rossa?

È un momento liberatorio in cui, dopo un percorso pieno di contrattempi, finalmente riesco a guardare in faccia tutto il pubblico e smascherare le espressioni dei visi nelle file più arretrate. Mi rendo conto che in fondo non solo i bambini si stanno divertendo, ma anche gli adulti a modo loro. Mi accorgo di quelli annoiati o preoccupati, degli incuriositi e di quelli che – se li guardi –  se ne vanno il più lontano possibile, ma comunque capisco che in quel momento sono tutti con me, mi sostengono nell’acrobazia. E poi c’è l’immancabile bambino in prima fila che dice: ”Ca-di! Ca-di! Ca-di!”

 

Momento Svicolando: raccontaci esperienze, offri suggerimenti.

Con l’ultima edizione sono arrivato alla quarta presenza al Festival, presentando 7 spettacoli differenti in solo, in coppia e in collettivo. Tra l’altro, sono 4 anni che Svicolando è il punto di partenza della tournèe di agosto, quindi è un po’ come se ci sia cresciuto dentro. Ho invitato molti amici a partecipare ed esibirsi a Subiaco, ho sperimentato nuove creazioni e nuove idee, ottenendo sia grandi soddisfazioni sia disillusioni. A Svicolando ho incontrato persone che poi  per me sono divenute importanti e mi sono sempre divertito facendo festa, danzando, cantando e… bevendo a fondo ogni volta!

Il suggerimento che mi sento di offrire è di non perdere mai la cooperazione e la convivialità con gli artisti e gli ospiti, tra organizzatori e pubblico… Ecco, continuate a cresce in questo senso anziché in ampiezza, varietà e grandezza.

 

Leonardo in strada/Leonardo a casa: scopriamo le differenze…

Negli ultimi anni ho cambiato casa molto frequentemente, e già così facendo le differenze sono tante! I personaggi che porto in strada, dopo un adeguato rodaggio, arrivano sempre ad avere una propria propria indipendenza e a ogni spettacolo crescono, fanno esperienza, si evolvono. A parte questo in effetti non ci sono molte differenze tra l’io in strada e l’io a casa. Ovviamente cambia il modo di fare, di muoversi; in strada c’è la tensione performativa, ma pensieri, emozioni e sentimenti sono gli stessi, con la differenza che durante gli spettacoli vengono sparati fuori alla massima potenza. O almeno ci si prova!

Grazie mille per la disponibilità! Nessuno tira fuori cappelli, ma devi farmi un saluto a chi leggerà!

Big-up a tutti, ci vediamo al prossimo Svicolando per fare festa tutti insieme e goderci le strade e le piazze di Subiaco!

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Pierpaolo Zivi

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