Il bandito e il campione

Attori su diversi palcoscenici, protagonisti in positivo e negativo, amati e odiati, i Graziani della Valle dell’Aniene tra bombe a mano e gomitate : Francesco e Rodolfo.

Francesco e RodolfoLe incornate di Francesco, capellone dal fisico prestante se le ricordano bene a Torino dove vinse lo scudetto e lasciò il segno con 122 reti. Con il compagno di reparto, Pulici-clone, formarono la coppia meglio conosciuta come i “ gemelli del goal “ che infiammò la tifoseria granata. Nato il 16 dicembre 52’, Ciccio mosse i primi calci al Comunale di San Lorenzo assieme al fratello Pasquale, centrocampista tutto fare, giudicato da tutti come il più forte dei due fratelli.

Aimè, di Rodolfo, non conosciamo le doti calcistiche ma solo il suo impegno militare nei quadri di comando prima nel Regio esercito, poi ai servizi del duce nel ventennio fascista.
Soldato per tutta la vita, tanto da non saper far altro come dimostrano le sue esperienze extra militari, è ricordato per il suo impegno nella colonizzazione/aggressione Africana: in Somalia, Libia ed Etiopia dove evidenziò le sue doti repressive, prima da 2^ punta dietro a Badoglio e poi nel ruolo di centravanti puro ottemperando ed impartendo ordini di sterminio e di deportazione per i quali è conosciuto in tutto il mondo.

Ciccio passò dal Toro alla Fiorentina nei due anni della sua carriera viola, sfiorò lo scudetto nella prima stagione, poi fu ingaggiato dalla Roma dove vinse due coppe Italia e fu protagonista in negativo della finale di Coppa Campioni contro il Liverpool sbagliando uno dei calci di rigore decisivi. Solo gli Dei sanno quante lacrime versarono quel giorno i tifosi giallo rossi.

Rodolfo invece mantenne sempre la casacca del PNF. Firmatario delle odiose leggi razziali, occupò diversi ruoli importanti in Africa, distinguendosi per i suoi metodi repressivi e brutali e per l’ utilizzo dei gas proibiti dalla convenzione di Ginevra del ’25. Tra i tanti eccidi si ricorda quello dei monaci del tempio di Debra Libanos, da Graziani rivendicato nelle sue memorie scritte dopo la guerra.

Anche nel destino di Ciccio ci fu una nazione africana : con un’incornata delle sue portò l’italia al pareggio contro il Camerun nella partita della fase a gironi dei mondiali di Spagna ’82 che ci permise di approdare alla seconda fase del torneo.

Rodolfo invece, proprio come il suo omonimo attaccante, visse di alti e bassi. Smarrita la via dello sterminio, fu un paio di volte accantonato dal duce, soprattutto quando, su ordine di mussolini, invase l’Egitto e dopo poco venne schiacciato dagli Inglesi che a differenza delle popolazioni Africane, erano dotati di ottima attrezzatura militare.
Deposto ed indagato per codardia, poiché aveva diretto le operazioni da una tomba tolemaica di Cirene, profonda trenta metri e lontana dal fronte alcune centinaia di chilometri, si rifugiò ad Arcinazzo.

Francesco Graziani nel frattempo faceva a sportellate sul fronte sinistro del tridente italiano adottato nell’Italia mondiale da Berzot. Francesco, detto anche Ciccio, giocò tutte le partite del torneo da titolare in coppia con Pablito Rossi, “ eroe “ azzurro. La fisicità del bomber Subbiacciano e la rapidità di Rossi misero in difficoltà tutte le corazzate mondiali, dal Brasile all’Argentina, raggiungendo l’agognata finale contro la Germania.

Ancora una volta è una nazione ad accomunare la storia dei Graziani conosciuti nel mondo. Il maresciallo d’Italia, soprannominato il macellaio di Fezzan, su richiesta del duce, incalzato dalla Germania, accettò il ruolo di ministro delle forze armate della repubblica fantoccio di salò, pilotata dai nazisti. Il Graziani firmò i famigerati bandi che chiamavano alle armi i giovani delle classi 1924 e 1925 e che minacciavano la pena di morte ai renitenti, impegnando le sue truppe nei rastrellamenti al servizio dei nazisti ed adoperandosi nella lotta contro i partigiani. Arresosi alle truppe americane fu carcerato prima in Algeria come prigioniero di guerra e poi trasferito a Procida nelle mani della giustizia italiana.

Mentre Rodolfo non riuscì a prendere le distanze da Hitler, Ciccio, se pur calcisticamente, sfidò i tedeschi nella finale mondiale dell’82 davanti ai 90.000 dello stadio Bernabeu.
Dopo solo sette minuti di gioco, il bomber sublacense uscì per un infortunio alla spalla. L’Italia accusò il colpo ma riuscì ad alzare la coppa del mondo grazie alla vittoria finale 3 a 1 sulla Germania. Ciccio divento così Campione del Mondo.
Graziani giocò altri 3 anni, prima nelle fila dell’Udinese poi concludendo la sua carriera con una comparsata in Australia. Si dedicò al ruolo di allenatore che svolse prima nella Fiorentina, poi nella Reggina, Avellino, Catania e Montevarchi, prima di allenare il Cervia ed iniziare la sua carriera “ da personaggio “ in tv.

Rodolfo, condannato per collaborazionismo con i tedeschi, inserito tra i criminali di guerra ma mai processato dall’ONU per le pressioni di Italia ed Inghilterra, si ritirò ad Affile dove in attesa della morte decise di aderire al MSI del quale fu presidente onorario.

Se ad Affile hanno intitolato un mausoleo al criminale Rodolfo, pensando d’ incrementare il turismo del piccolo paesino, nell’Italia pallonara, Subiaco potrebbe fare un bel bronzo di riace al Ciccio nazionale, magari che lo ritrae nell’incornata contro il Camerun….
Altro che i monasteri, mausolei, la Rocca dei Borgia e la montagna di Roma… Puntiamo tutto sul Ciccio nazionale !!

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