Il caso della Mola Vecchia di Jenne
Da tre anni oramai, la stagione estiva nella Valle dell’Aniene porta con se “novità nere”.
I numeri evidenziano una tendenza, nel nostro territorio, a ospitare iniziative politiche di estrema destra.
L’adunata di riconciliazione di tutti i gruppi “rivoluzionari“ e filo istituzionali di destra e della destra estrema, che si è svolta a Monte Livata nel 2011, visioni che hanno determinato poi l’implosione del raduno, è stata l’inizio di una lenta penetrazione che sta esponendo la Valle dell’Aniene alla concessione di spazi di agibilità politica a gruppi neo-fascisti o nostalgici delle zone limitrofe.
È ancora fresca nella memoria l’iniziativa del comune di Affile che ha fatto il giro del mondo in un amen: intitolare “il monumento al soldato” al gerarca fascista Rodolfo Graziani. Proteste ovunque, in Italia e all’estero, ma poche nella Valle dell’Aniene. Il gesto in questione, tentativo tanto parziale quanto confuso di revisionismo storico, è stato giustificato anche da una necessità di rilancio economico del paese. Sarebbe a dire: un modo per incrementare il flusso turistico nella casa del cesanese.
Una visione del turismo, questa, totalmente nuova, che basa i numeri sulla selezione politica e culturale. Idee, forse, un tantino futuristiche, per la comprensione di pochi. Sic!
Il breve caldo del 2013 porta con sé una strana occupazione della Mola Vecchia ristrutturata di recente. Situata lungo il fiume tra Jenne e Subiaco, nel bel mezzo del sentiero Coleman, vicino alla famosa grotta dell’Inferniglio.
Il gesto è stato compiuto dal Circolo Janus di Tivoli e dal suo gruppo escursionistico interno, Monte Kailash. Da subito sui giornali esce il comunicato di rivendicazione del gesto da parte dei tiburtini che, soffermandosi sui buoni propositi di gestione della struttura, dichiarano
“da ieri (24/8/2013, ndr) il mulino si chiamerà rifugio Wandervogel e sarà la casa del gruppo escursionistico Monte Kailash”.
La struttura, intitolata alla memoria di Antonio Cederna, è gestita dal Comune di Jenne come un rifugio montano, cioè accessibile previa richiesta, ma comunque fruibile a tutti, oltre a essere utilizzata saltuariamente per iniziative locali.
Il rifugio si trova lontano dal paese e rappresenta una voce di spesa per le casse comunali (manutenzione dovuta anche ad atti vandalici), quindi è evidente che possano esserci difficoltà di gestione da parte del Comune stesso.
Qualche giorno dopo la rivendicazione del gesto un nuovo comunicato: “Il Circolo Janus esprime grande soddisfazione per l’incontro di ieri mattina con l’Amministrazione Comunale di Jenne (RM). Alla riunione hanno partecipato il Sindaco, Giorgio Pacchiarotti, il suo vice, Giuseppe Callori e una delegazione del circolo culturale. Il Circolo Janus ribadisce di essersi introdotto all’interno del mulino La Mola Vecchia perché già presentava segni di bivacco e privo di chiusura. A seguito della nostra segnalazione/denuncia, solo in quel momento, il municipio è venuto a conoscenza delle reali condizioni del rifugio. Janus si è impegnato a collaborare con l’amministrazione presentando formale richiesta di gestione, non a scopo di lucro, tramite un progetto di riqualificazione e relativo piano di spesa (senza gravare sul bilancio comunale); altresì il Comune di Jenne si rende disponibile a valutare tale progetto soprattutto in vista di una più ampia valorizzazione del territorio includendo la famosa “Grotta dell’Inferniglio”.
Soffermiamoci ora su questa prima parte della storia dell’occupazione della Mola Vecchia. La Mola e il percorso che porta a essa insistono in un’ area selvatica da sempre goduta e custodita, anche in maniera gelosa, dai cittadini di Subiaco e non solo.
Abbiamo consultato le pagine pubbliche sui social network per ottenere informazioni sul Circolo Janus e sul gruppo Monte Kailash, possibile gestore del Mulino per conoscerli e apprezzarne le qualità.
Pensavamo di imbatterci nella diffusione delle loro iniziative, ma ci è apparso evidente come si vada oltre “la promozione turistica”.
C’è un post che ricordava l’anniversario della pubblicazione del Mein Kampf, bibbia del nazismo scritta da Adolf Hitler, pubblicato tra l’invito a un’escursione e una visita in grotta.
Un altro post ha destabilizzato ancora il nostro percorso di conoscenza del gruppo Monte Kailash, questa volta grazie a una ragazza che forse non li conosceva: “ Ciao Emanuele, sarei venuta al pranzo ma ho letto “antiliberazione” e non condivido questa connotazione…Sarebbe stato bello incontrarsi e passare delle ore piacevoli insieme, senza attribuire significati, ma nell’sms è chiaro il messaggio…”. Il paradosso è che proprio Emanuele, gestore della pagina, pubblica questo messaggio, probabilmente tratto da una conversazione privata.
Diceva Agatha Christie che “un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova”. Nel nostro caso: “Domenica 25 andiamo alla conquista della torretta fronte Palombara a scovare qualche partigiano nascosto ancora tra le montagne. Probabile che verrà sacrificata qualche bestia…Bandiere con simboli di gioia al seguito e chi ce lo ha il kalashnikof! (chi vuol capire capisce)…..”
Tanto per cambiare qualcuno gli risponde: “Va bene, adunata, alza bandiera, ordinate le file, in marcia camerati”.
Ecco come vengono promosse le uscite dal gruppo Monte Kailash.
Ovvio che quella del kalashnikof sia una battuta che, per quanto triste, palesa però la loro natura politica, espressa pubblicamente da diversi anni a questa parte.
Forse questo sarà un nuovo modo di promozione delle attività escursionistiche, uscito da un attento studio sulle capacità ricettive dell’uomo svolto nell’università dell’estrema destra, o meglio, da un’analisi attenta dell’estrema destra su come riciclarsi e ricercare spazi di agibilità politica in cui mantenere e proliferare alcune peculiarità storiche, mescolandole ad una “commercialità delle proposte aggregative”.
Se nell’anno zero gli uomini si incontrassero e, guardandosi indietro, scrivessero assieme le fondamenta della convivenza civile, condividerebbero il tema della centralità della dignità umana, spesso umiliata e egoisticamente calpestata nella recente storia, come pietra sulla quale costruire la nuova società.
Noi lo pensiamo e lo affermiamo con forza. Di conseguenza, siamo fortemente contrari a una possibile gestione della Vecchia Mola da parte del “gruppo escursionistico Monte Kailash” del quale abbiamo conosciuto l’altro lato della medaglia.
Abbiamo così aderito a un documento, firmato da diverse associazioni territoriali e regionali, presentato al Sindaco di Jenne con il quale abbiamo avuto un incontro, a cui ha fatto seguito la scrittura di questo comunicato.
Nell’intervista il Sindaco ha chiarito il futuro della Mola Vecchia, sgombrando il campo da possibili assegnazioni.
Giovans





